Fonderie Teatrali Limone - via Pastrengo 88 – Moncalieri
All’ombra del limone nasce come progetto espositivo composito in cui l’attenzione è focalizzata sulla sensibilità creativa di giovani artisti emergenti.
Ciascun artista attraverso la tecnica che meglio risponde al suo istinto espressivo (pittura-scultura, fotografia) proietta verso l’esterno la propria interprepazione di una realtà condivisa.
Sara Scaglia, nel ciclo di opere dal titolo Soluzioni - spago, sale, gomma, fibra sintetica, masonite - invita ad una riflessione sulle potenzialità del divenire. “L’attenzione si focalizza sul puzzle, oggetto che per antonomasia, nella comune percezione, da sempre rappresenta l’ordine assoluto, frammenti per la ricerca dell’ immagine. A partire da ciò, unitamente alla fertile e spaziosa figura del bianco, determinando la semplificazione dell’ atto pittorico, ho creato una non immagine. Il ribaltamento della funzione dell’ oggetto diviene fulcro di un’ indagine artistica, che invita a un approccio soggettivo alla realtà delle immagini negandone fattezze preordinate, per lasciare che l’osservatore trovi da sé il significante“(Sara Scaglia).
Claudia Virginia Vitari nella serie Zeit – fotografia, bitume, acidi, foglie d’oro e d’argento su rame - descrive il trascorrere del tempo, visto non come dato oggettivo ma come percezione indviduale data da sensazioni e stati d’animo. L’artista spiega: “i soggetti raffigurati sono tratti dall’elaborazione di fotografie scattate nei cimiteri di Halle an der Saale, piccoli cimiteri monumentali, quasi abbandonati, situati in diverse parti della città. Varcando l’entrata, la prima cosa di cui mi accorgevo era il suono dei miei passi. Dal ritmo frenetico, ma definito della città e della vita ordinaria, ci si trovava come catapultati in un’isola in cui tutto era più lento. Lì il tempo era scandito dalla natura, dalle stagioni, dall’infittirsi delle piante intorno alle statue e dalla patina che si formava su di esse rendendole come paradossalmente vive”(Claudia Virginia Vitari).
Max Zarri presenta tre fotografie in bianco e nero che compongono un’unica opera intitolata Legámi. L’intento dell’artista è di osservare il rapporto esistente tra la memoria dell’oggetto e il valore che esso assume nel momento in cui avviene una traslazione del punto di osservazione. “Tutti gli oggetti sono la memoria di qualcuno non perché abbiano un’anima propria ma perché l’uomo ne fa specchio in cui riconoscersi. Il tempo inevitabilmente erode, consuma, ma non intacca il valore simbolico, esso infatti dipende dal punto di vista di chi osserva e non è intrinseco all’oggetto in sé. I segni sono la memoria tangibile del tempo che trascorre, ma il tempo assume una funzione molto più profonda, ci restituisce la possibilità di osservare quello che ci circonda reinterpretato nella realtà in cui viviamo, dandoci l’occasione di alimentare la catena delle emozioni umane” (Max Zarri).
